Ci sono momenti, ci sono cose che non vanno via.
Puoi nasconderle in ogni modo, coprirle con strati e strati di fondotinta: sono troppo profondi per essere nascosti. Fanno male anche se sono vecchie ferite.
Puoi credere di averle vinte.
Ma basta una canzone a svegliarle di nuovo.
Non puoi che sentirti sconfitta, persa.
Non c'è rimedio.
Ho girato per le vie del centro da sola. Ho riso in compagnia dell'amica di sempre. Ho sfogato ogni rabbia con l'altra amica. Ho pianto, ogni tanto. Ho cercato di capire, e in fondo ho continuato a non capire. Forse è qualcosa di troppo grande per me.
Tempo fa, un ragazzo mi portò, con una corsa vertiginosa che attraversò l'intero centro partendo da via Montebello, al Monte dei Cappuccini. Lui saltò sul muro in pietra e vi si sedette a cavalcioni. Io mi ci appoggiai con i gomiti. Il panorama l'ho rivisto un'altra volta dopo di allora. Ma non era indescrivibilmente vivo come quella volta. Lui mi amava. Profondamente, pazzamente. Avrebbe fatto qualunque follia per me (e ne ha fatte molte). Mi abbracciò. Un bacio sulla guancia. Era il suo modo di dichiararsi. Gli spiegai perché no. E lui capì. Tornammo insieme, in fondo non così tristi.
Quel ragazzo mi vuole davvero bene. Ma io, io che credo nella completa sincerità, non posso amare una persona che non amo. Io lo sento. Sento che lo farei soffrire il doppio di come lo abbia mai fatto soffrire.
Ho amato una sola volta nella mia vita. Ho amato disperatamente e inultimente. Un segno che non va via. Io non posso dimenticare. Io non riesco a dimenticare.
Lo stesso ragazzo, pochi giorni fa. Così mi rispose, alla domanda: "tu mi odi?"
"Mi sono sforzato tanto, di odiarti..."
Perché questa frase mi è rimasta ancorata al cuore? Perché la sento così vicina?
Non so rispondere.
Io voglio molto bene a questo ragazzo. In poco tempo si è conquistato un posto proprio accanto al mio cuore. Ma non lo amo.
Pochi giorni fa mi ha ritelefonato. Io so che ha una vita un po'... Difficile. E se come amica potrò restargli vicino per sempre, allora sarò contenta. Non lo amo, questo no; però gli voglio bene, tantissimo bene. E' tenero, nel suo essere totalmente fuori dal mondo. Sarà un grande. Io penso che presto sentirete tutti parlare di un certo Livio.
Perché tutto fa così male?
Perché tutto fa così male?
Perché tutto fa così male?
You'll remember me when the west wind moves
Upon the fields of barley
You'll forget the sun in his jealous sky
As we walk in fields of gold
So she took her love, for to gaze awhile
Upon the fields of barley
In his arms she fell as her hair came down
Among the fields of gold
Will you stay with me, will you be my love
Among the fields of barley
We'll forget the sun in his jealous sky
As we lie in fields of gold
See the west wind move like a lover so
Upon the fields of barley
Feel her body rise when you kiss her mouth
Among the fields of gold
I never made promises lightly
And there have been some that I've broken
But I swear in the days still left
We'll walk in fields of gold
We'll walk in fields of gold
Many years have passed since those summer days
Among the fields of barley
See the children run as the sun goes down
Among the fields of gold
You'll remember me when the west wind moves
Upon the fields of barley
You can tell the sun in his jealous sky
When we walked in fields of gold
Sting - Fields of gold
Forse è solo che ho bisogno di una carezza e di un sorriso. Scusate tanto se sono triste e non aggiorno mai perché di cose da dire ne ho ma non ho la forza di dirle. Ho amato non amata, e mi amano non essendo da me amati.
Vorrei soltanto che in questo viluppo soffocante di coperte che è la mia vita amorosa ci fosse qualcosa di bello. L'unica cosa che mi fa sorridere è la mia migliore amica che è la donna della mia vita, e che platonicamente amo dal profondo. Ma l'altro amore, quello scuro e passionale, quello cattivo e terribile, bellissimo e desiderato, quello fatale e vitale insieme, è la mia dannazione. Tutto va in pezzi.
Vorrei solamente che la tempesta si calmasse, per toccare tranquillamente terra e potermi addormentare in mezzo all'erba senza un pensiero nel cuore.
Ho troppi pensieri per la mente e non riesco più a concentrarmi su nulla. La mia mente è in totale disordine, confusa nel profondo. Io non so più cosa, come, perché. Forse anche l'io stesso è diventato un perché.
Ho perso una persona molto importante, forse per sempre. Una persona che mi riempiva il cuore e le giornate. Ora c'è solo freddo.
E, cazzo, ci sto male.
( vorrei un pomeriggio o una mattina ancora in piazza d'armi sdraiati sull'erba a goderci il sole poterti accarezzare una mano senza perché o farti i dispetti perché sì vederti di nuovo scalare un albero e farmi ridere di gusto lasciarti con un bacio mentre arriva il diciassette le mie illusioni che voglia di piangere)
Ovviamente il bacio è mia immaginazione. Però le lacrime son vere.
Vorrei poter amare senza spettri dentro il cuore. Ma ogni notte li rivedo, e mi paiono sempre più spaventosi.
Salvatemi.
Il periodo è nero ed io penso troppo. Schematizzo, ragiono, cerco di dare una logica a questa vita assurda, che prima mi ferisce e poi mi sbeffeggia. Fantastico.
E' curioso come il casuale intrecciarsi degli accadimenti e delle conseguenze finisca sempre per giocare a mio sfavore. Dev'essere dentro di me l'errore che fa andare tutto a puttane, e questo è evidente. Però, a volte son fiera di portarlo nel cuore, nonostante faccia male. Perché sono diversa. Ed è sempre lo stesso ragionamento che facevo da bambina: io da tutti devo esser diversa. Non so se con l'attitudine all'alienazione ci sia nata o no, ma una predisposizione credo proprio di avercela. E, nonostante ciò mi ferisca, io vado in giro sempre a testa alta, fiera di quello che sono, anche se so che la mia vita con ogni probabilità sarà una sofferenza.
Mi spiace, ragazze e ragazzi, di esser di così poche parole. Ma esse muoiono nella mia gola, si incastrano in mezzo a tutte quelle parole mai dette.
Vorrei esser migliore di quello che sono, e al tempo stesso so che se fossi migliore non mi piacerei per niente. Vorrei non essere così stupida o così sensibile, che dir si voglia. Vorrei, vorrei, vorrei. Quanto vorrei poter vedere che almeno uno dei miei tanti vorrei si trasformasse in un ho fatto. Ma so bene che soprattutto il primo di essi resterà soltanto un sogno inespresso per il resto dei miei giorni.
Ci sono momenti in cui penso che la vita sia solo un piatto susseguirsi di tristi eventi o di lievi felicità. Momenti come questo, in cui penso che vedrò tanta felicità intorno a me, ma che mai potrò provarla su di me. Spero solo di essere abbastanza brava per recitare la mia parte fino all'ultimo atto, perché piangere sul palcoscenico è cosa che i bravi attori non fanno.
«Me ne andrò da sola tra la gente
a mettere in mostra la mia tristezza
a far vedere al mondo che ancora esiste chi come me
con lui non è d'accordo
andrò lontano
a vedere l'amore negli occhi degli altri
e scapperò
rifuggirò
perché questo è il destino delle creature misere come me
cader nel baratro di sé stessi
e il mio è profondo
buio
nero
scivoloso
e doloroso
Oh, il mio inferno l'ho nel cuore!
Quando ho freddo
e penso che nessuno mi scalderà
non ho paura
perché così è stato e così sarà sempre
non ho bisogno di parlare
non ho bisogno di vedere
non ho bisogno di vivere»
Miei pensieri buttati su carta una notte di queste interminabili notti.
Sì, la mia capacità nello sparire è seconda solo a quella del buon Chuck Norris.
Comunque ora curiosamente sono qui, con il libro di filosofia sotto il gomito (in teoria sto studiando, in pratica faccio finta). Essendo ricominciata la scuola avrò sicuramente più tempo per cazzeggiare invece di fare qualcosa di produttivo e quindi di scrivere sul blog, che da mesi ormai langue solo e abbandonato in questa landa sperduta.
Vi ringrazio per aver sopportato le mie continue eclissi. Vi faranno sicuramente beati.
Comunque, giacché di filosofia si voleva parlare, andiamo a filosofeggiare... O a rivelarvi quanto possono essere assurde le mie seghe mentali.
Quando ero piccola e stupida mi chiedevo il perché della mia esistenza, o il perché mi trovassi proprio a casa mia, a Torino, in questo corpo. Adesso che sono grandicella e stupida ugualmente me lo chiedo ancora.
Perché? Quale logica segue il nostro assurdo venire al mondo ed il nostro assurdo scomparirne? Perché ci troviamo in uno specifico posto in uno specifico momento? Perché incontriamo certe persone invece che altre?
Io credo che tutto questo sia caoticamente lasciato al caso. Per quanto l'uomo possa prodigarsi, non potrà mai controllare lo svolgersi della sua vita. Ed è proprio questo che mi affascina. Per quanto noi possiamo parlare di destino, esso non è altro che un sinonimo di caos. Siamo noi a creare un ordine nostro in questo disordine, amando ed odiando, seguendo il cuore od il cervello. E' come se camminassimo nel più completo buio. Noi dobbiamo saperci orientare, immaginando ciò che potrebbe esserci vicino a noi.
Non esiste una logica o un motivo ben preciso per il quale nasciamo essendo noi stessi. Anche noi stessi, in fondo, è una categoria, un sistema che usiamo per orientarci nell'universo. Non ci sono limiti reali, a questo mondo. E' l'uomo stesso a porre dei limiti. Se noi, ipotizziamo, riuscissimo a pulirci i neuroni da tutte le regole e le idee che ci hanno ficcato in testa sin dal giorno della nostra nascita, saremmo veramente noi stessi. Ma è possibile realizzare una cosa simile? Ovviamente no. Noi siamo anche in base a ciò che da sempre ci è stato inculcato. L'uomo senza nessun genere di base, di insegnamento è una scatola vuota, un animale. Senza essere addestrati somiglieremmo sicuramente molto di più a cavalli o a scimmie che al concetto moderno di esseri umani. Sul come poi veniamo addestrati, se in maniera adeguata o meno, è tutto un altro (lungo) discorso.
Il mondo è un'anarchica catena di creature, in cui gli anelli si attaccano l'uno all'altro in maniera quasi del tutto casuale. E tutte queste creature, comprese le piante, cercano disperatamente qualcosa a cui ancorarsi per non ricadere nel caos, creando forse a loro insaputa altro caos, in una catena di reazioni e cause senza fine. Lo stesso amare, non è forse un modo per tenersi reciprocamente l'uno all'altro? E non è forse la più distruttiva e caotica delle situazioni, pur dando un senso, un ordine alla nostra esistenza?
Penso che ognuno di noi si crei la sua personale realtà, il suo personale appiglio per non crollare. Probabilmente ognuno di noi vede la realtà in una maniera sua propria. E credo che qui stia uno dei problemi più grandi della comprensione tra esseri viventi, e soprattutto umani. Ognuno di noi ha la sua idea di realtà, e soprattutto la sua idea riguardo la persona che ha davanti agli occhi. Chissà quante immagini di noi stessi possediamo nella mente di tutte le persone che conosciamo...
Ma, tutto sommato, non mi dispiace stare qui. Però se un giorno mi capitasse, per un motivo o per l'altro, di poter iniziare una nuova vita, sicuramente lo farei. I cambiamenti sono sfide, e mi piacciono le sfide.
Bene, io mi fermo qui per il momento, anche perché volendo con tutto quello che ho in testa ci riempirei un libro delle dimensioni del Capitale di Marx (e, come lui, probabilmente non mi basterebbe una vita per finirlo).
E' da un bel po' che non vi parlo più della mia vita privata, e la ragione è che c'è ben poco da dire. La situazione è insopportabilmente stabile da mesi. Non ho motivi particolari per essere felice ne' per essere triste. Ho gli stessi moti dell'animo di un granello di polvere. E questo un po' mi fa stare male... Sono sempre stata pronta a sentire, a provare sentimenti. E adesso che non mi sento abbastanza mi sembra quasi d'esser già morta... E non è una bella sensazione. Vorrei qualcosa che mi faccia di nuovo sentire qualcosa. E non sto necessariamente parlando d'amore (in parte sì, ok, ma l'amore è un discorsetto a parte, e forse è meglio che ve ne parli in futuro). Però io non voglio un qualcosa qualunque. Io voglio qualcosa di grande, di immenso... La verità è che vorrei poter regalarmi totalmente ad una persona. Sentire che se vivo è per lei. Ricollegandomi al discorso pseudo-filosofico di prima, sono senza appigli e sto crollando. Vorrei potermi aggrappare a qualcuno e sentire che questo qualcuno si aggrappa a me. E non posso farlo perché questa persona non la trovo, o in alternativa lei non vuole me.
Forse è solamente che mi sento un po' sola.
Quanto sono patetica.
Signori e signore, per adesso questo è tutto. Ma tornerò prestissimo, spero... Sempre che qualcuno mi salvi dai compiti.
Parto.
Torno il ventidue luglio.
Destinazione come sempre Andora.
Queste vacanze però saranno piene di aspettattive strane.
Speriamo.
Comunque, spero che tutti voi passiate delle vacanze se non belle almeno non troppo appiccicose.
A presto.
Poche ore dopo l'ultimo post.
Vicino a scuola.
Investita sulle strisce.
Forte contusione e distorsione al piede sinistro.
Doccia gessata per quindici giorni.
Ho ricominciato a camminare più o meno normalmente adesso.
E il tizio è pure scappato.
Non sono mai stata molto volgare, credo, in questo blog. Ma permettetemi:
VAFFANCULO STRONZO. CHE TI VENGANO DELLE EMORROIDI GROSSE COME UOVA. DI STRUZZO.
Comunque.
Passando avanti. Un altro anno scolastico è andato, promossa col solito debito di greco. E va be'. L'anno prossimo sarò in prima liceo (la terza per i comuni mortali) e questo mi entusiasma molto.
Ultimamente rifletto molto. Troppo credo.
Mi dicono che sono indigesta per i ragazzi "normali". Per capirci, io sono una che va in giro con una maglia piena di spille da balia (fatta da me), Converse All Star, e collare borchiato (sempre) più bracciali di borchie e cavolate varie. Insomma, più o meno mi ispiro al punk (anche se so bene che non posso considerarmi tale). E non vado in discoteca. E non mi piacciono le banalità. E adesso mi si viene a dire che dovrei aprirmi di più e andare in discoteca, conoscere meglio queste persone. Ma il problema è che a me di conoscere gente in discoteca non importa proprio nulla. Non m'importa nulla di essere baciata, palpeggiata, accarezzata. Se non ho l'intesa psichica tutto questo perde valore. Se non sono coinvolta di testa non lo sono di corpo. Se non mi piacciono le discoteche non vedo perché dovrei andarci. Chi mi vuole conoscere davvero va al di là delle borchie, come io non mi fermo davanti alle cinture di Playboy. Anche se a quanto pare non è così... Posso conoscere molta gente anche fuori dalle discoteche. Di tutti i generi. Ecco tutto.
Purtroppo in discoteca la gente ho come l'impressione che sia terribilmente banale. Noiosa. E non che io non abbia provato ad adattarmi, a conoscerli. Acqua passata. Mi è impossibile. Eppure ho amiche discotecare, e ci troviamo alla perfezione. In discoteca però non devono portarmi. Anche perché mi ci vedo proprio bene in mezzo ai discotecari.
Non so cosa si capisca di tutto ciò, ma sono abbastanza confusa pure io.
Tornerò presto con post filosofici. La mia vita è troppo piatta per riuscire a riempire più di qualche riga, mi sa. Chiudo con una domanda a tutti voi:
E' strano che a sedici anni e mezzo una ragazza non abbia mai baciato nessuno? Con sincerità, eh.
L'orrore più estremo, più orribile e più inconfessabile risiede nelle profondità del cuore umano. Esso è il luogo più profondo e più inesplorato esistente a questo mondo. Possiamo studiare il cuore e i sentimenti umani quanto vogliamo, ma la via, il modo per comprenderli pienamente non ci sarà mai rivelato. Nessuno può in realtà leggere totalmente nei pensieri dell'altro. Spesso neppure noi siamo capaci di leggere i nostri pensieri, alle volte. I pensieri sono quanto di più sfuggente e di più incomprensibile possa esistere a questo mondo. Non c'è modo per chiarirli completamente. Sospiri, ombre, segreti restano su di loro. Noi non possiamo, nella nostra mediocrità di uomini, entrare nel cuore di un'altra persona. Possiamo farlo solo involontariamente, senza accorgerci di aver varcato la più difficile delle soglie oltrepassabili. Noi stessi spesso ci chiudiamo fuori dal nostro cuore, spaventati da ciò che esso sa dirci. Esso non è parte di noi. Esso è un'altra parte di noi, una parte che noi non conosciamo affatto e che, forse, impariamo a conoscere in anni di lavoro.
Nel nostro cuore risiede il motivo per cui uccidiamo, per cui moriamo, per cui soffriamo così intensamente da morirne. E, paradossalmente, anche il motivo per cui sorridiamo e per cui amiamo con tutte le nostre forze. E queste due cose sono strettamente legate tra loro. Non si può amare senza soffrire; non si può ucciderne senza, in qualche modo, trovar sollievo in ciò. Verrò forse accusata di scriver cose aberranti, orribili a leggersi. Ma tale credo sia la realtà. Se ci abbassiamo a un atto tale, se ci abbassiamo a privare della vita un altro essere tale e quale a noi, significa che la nostra vita non poteva proseguire con quell'essere sulla terra. Che noi non avremmo mai potuto trovar sollievo dal nostro doloroso cammino finché quella persona, quell'essere sarebbe rimasto su di esso. Solo i pazzi uccidono senza motivo. E i pazzi, a questo mondo, sono molti meno di quelli che crediamo noi.
l'universo è grande, sconfinato, buio e poco conosciuto. Bene, le profondità umane sono ancora più grandi, sconfinate, buie e poco conosciute dell'universo. Non possiamo conoscere tutto ciò che è dentro di noi, come possiamo pretendere di conoscere ciò che sta dentro gli altri?
Il cuore, la mente hanno una grande funzione: il ricordo. Ed è, forse, proprio questo che molte volte ci fa tanto soffrire. L'impossibilità di dimenticare ciò che ci fa soffrire, i bei ricordi che ormai sono motivo di pianto, le cose vissute e mai più ripetibili, il tempo che fugge sono dolori che accompagneranno la nostra vita fino al suo limite estremo. E perciò impazziamo di dolore, smarriamo la ragione, perdiamo la via. Ritrovarla può costare la fatica di anni o lo sforzo di un attimo. Non possiamo prevederlo.
La realtà è che noi uomini siamo totalmente in balia del Fato e dei sentimenti umani, nostri e altrui. Forse qualcuno a questo punto si sarebbe aspettato da me una soluzione, una via da seguire, un consiglio; ebbene, non ne ho. Non esiste soluzione alla sofferenza di vivere.